"SELFITIS" selfie addict

"SELFITIS" selfie addict

2019

Progetto di Simona Muzzeddu

Chi usa in modo eccessivo l'autoscatto sui social network postando le proprie foto condivide moltissimi aspetti anche intimi della propria vita, ma quando sono i giovani a farlo (ancor più gli adolescenti) rischiano di dare troppa importanza a questa modalità di condivisione fino a credere che sia fondamentale per creare e mantenere rapporti di amicizia. Pubblicare selfie tende a soddisfare un proprio bisogno narcisistico di apparire ed essere visti dagli altri, dal momento che le fotografie ritraggono il soggetto durante la sua quotidianità.
Eccedere in tal senso però può diventare un problema. Infatti l'American Psychological Association ha riscontrato l'insorgere di una nuova patologia legata all'ossessione per i selfie. Questa patologia prende il nome di "Selfitis" e sta ad indicare un vero e proprio bisogno ossessivo-compulsivo di scattare foto a sé stessi per pubblicarle poi sui social network. Questo comportamento celerebbe gravi carenze di autostima e comunque problemi legati all'intimità della persona. Gli individui infatti, anche tramite Facebook, Twitter, Instagram o altri social network, tendono a distorcere la realtà riguardante la propria vita, pubblicando foto, commenti e stati d'animo che danno una certa immagine di sé agli altri. Allo stesso tempo queste persone sono sempre in attesa dei commenti adulatori degli altri e dei "like" ad una loro foto. In questo progetto che è la continuità di “SOSPESA”, opera che richiama la stessa tematica mediatica, vengono ritratti dei modelli che sembrano richiamare dipinti del periodo romantico ma al posto di un libro o un mazzo di fiori viene dato loro un tablet con un selfie scattato dal soggetto stesso, passato e presente sono in netta contrapposizione ma allo stesso tempo trova un nuovo equilibrio dove il tema ci ricollega al nuovo millennio. 

 

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"SELFITIS"

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